Il Signor Impiegato Orazio dello spazio dai barbieri.
Storia di una rivoluzione
Avvertenze: A causa dei contenuti trattati la lettura di questo racconto è raccomandata ad un pubblico adultero
Giggino e Santuzzo, entrambi barbieri ma senza un proprio salone, napoletano il primo e palermitano il secondo, emigrarono nel Nord, non in cerca di fortuna ma di rivolta. Erano convinti, forse per anticonformismo o forse per sfiducia, che il riscatto delle loro terre passasse attraverso una ribellione che avesse come epicentro non Napoli o Palermo, ma il Piemonte, un po’ come era avvenuto per l’unità d’Italia. In quegli anni cominciavano a spirare sempre più forti i venti della contestazione ed i due inusuali emigranti si misero in marcia per esserne protagonisti. Arrivati a Torino si diedero subito da fare per mettere in moto la nuova Piemontesizzazione. Sensibili a tutte le cause antisistema parteciparono a numerose manifestazioni. “La fantasia al potere” gridavano continuamente insieme agli altri compagni. “Una risata vi seppellirà” affermavano gioiosamente, certi che di lì a poco ciò sarebbe accaduto. Accadde invece che, un po’ alla volta i vari gruppi che avevano animato il movimento se la svignarono. Mentre tutti gli altri fuggivano a gambe levate per riciclarsi all’interno della struttura sociale che avevano contestato, Giggino e Santuzzo, pur rimanendo spiazzati, rimasero fedeli agli ideali che li avevano animati, persuasi della necessità storica di portare a termine il loro compito. Senza perdersi d’animo seguirono i proseliti dei pochi irriducibili rimasti. “Il sistema capitalistico borghese deve essere distrutto dalle fondamenta” si sentirono ripetere a più riprese. “E per farlo non c’è che una soluzione: imporre l’uguaglianza. La distinzione è una convenzione borghese che va sradicata. Siamo tutti uguali e perciò non abbiamo bisogno di dividerci. Possiamo stare tutti nello stesso posto. Perciò i singoli spazi sono superflui. Il futuro è nella comune”. La realizzazione di questa rivendicazione collettivistica doveva concretizzarsi, secondo il crescente integralismo ideologico degli irriducibili, in ogni luogo, compresi quelli destinati all’eternità. Irrimediabilmente sedotti dalle loro fanatiche sirene Giggino e Santuzzo, da buoni esecutori di ordini, occuparono un cimitero cantando, sulle note di Bandiera Rossa, “Avanti loculi alla riscossa/comun la fossa comun la fossa”. Al posto della fossa comune per i loculi ottennero una sconfortevole cella da dividere insieme agli altri occupanti. Finita l’orgia carceraria Giggino e Santuzzo ripresero la lotta fondando un movimento politico extraparlamentare che rispecchiasse anche le loro origini lavorative. Nacque così il P.B.U.P. (Partito Barbieri Unità Proletaria) il cui simbolo era una bandiera rossa sulla quale, al posto della falce e martello, si incrociavano una forbice ed un pettine. Sfortunatamente per loro al neonato partito non aderì nessuno perché i potenziali militanti scorsero nelle enormi calvizie di Giggino e Santuzzo un’inequivocabile segno di simpatie reazionarie e militariste. Fallito questo progetto e terminati i risparmi i due accantonarono momentaneamente i loro sogni rivoluzionari. Cambiare il mondo significava lottare ma senza soldi non era possibile alcun tipo di lotta. Decisero perciò di raccattare un po’ di quattrini lavorando dove capitava. L’unico disposto ad offrirgli la possibilità di guadagnarsi qualcosa fu un ricco signorotto che li utilizzò nei campi al mattino e nelle risaie il pomeriggio. Tirare di zappa e di vanga si rivelò sfiancante e monotono finendo col causare a Giggino e Santuzzo, forti dolori muscolari che sfociavano in eloquenti e profonde riflessioni sull’alieazione agricola. “Non è giusto” si lamentava Giggino “che voi padroni ci dobbiate parcellizzare il lavoro di zappa e vanga”. “Non è giusto” si lamentava Santuzzo “che voi padroni dobbiate decidere la scansione dei tempi tra zappate e vangate”. “Sempre gli stessi gesti” riprendeva Giggino “siamo stanchi”. “Mai una volta che ci fosse una variazione” riprendeva Santuzzo. “Basta, non ce la facciamo più” incalzavano all’unisono. “Vogliamo il cambiamento. Vogliamo la fantasia al podere”. Terminato il filosofeggiamento i due rivoluzionari bucolizzati si trasferivano nelle risaie intonando il canto delle mondine “Ed ai padroni farem la guerra tutti uniti insieme noi la vincerem/non più sfruttati sulla Terra ma più forti dei cannoni noi sarem” allorché il ricco signorotto, stufo del loro brontolare, gli vomitava addosso la più classica delle frasi padronali “Zitti e lavorate”. “Una risaia vi seppellirà” era la sessantottina risposta dei due.
Tra una bomba ed un attentato il tempo passò. La fantasia al podere non ci andò ed una risaia i padroni non seppellì. Giggino e Santuzzo si licenziarono e da quel momento in poi di loro non si seppe più nulla fin quando, molti anni dopo, irruppero in televisione accuratamente rimodellati dal bisturi, per pubblicizzare la loro rivista fondata grazie all’accumulo di una spudorata ed oscura fortuna. Si trattava di un quotidiano di pronostici estrazionali che ben presto avrebbe sbancato il mercato. In un paese dove ogni tanto si riaffacciava minaccioso lo spettro riformistico dei tagli della “strategia della pensione” e dove l’unica speranza della massa era rappresentata dal gioco, Lotto Continuo – era questo il nome del quotidiano – fu l’unica rivoluzione riuscita.
Marcellino Lombardi
gemellizion@libero.it
Unito in matrimonio con Orazia Colsenter, il figlio Subordinato ma tutti lo chiamano Sub, la figlia Coccolina ma tutti la chiamano cococo.
I nonni, i signori Pension Minim, ma tutti li chiamano Minim e Pension.
Il Signor Impiegato Orazio dello Spazio stamane è andato in posta a pagare le bollette lo fa apposta, lui non fa la fila, stagna, con il numerino in mano stagna; Ha detto a tutti scusate devo andare a pagare le bollette prima che scadono e poi devo buttarle ed e andato, poi ha pensato! ma in frigo durano di più?
no, gli ha risposto suo nipote, che per sport fa il parasubordinato, paracadutismo e sub e che sostiene: aiuta ad essere più ordinati basta farlo in maniera ordinata. Paracadutismo, sub. Paracadutismo, sub. Paracadutismo, sub in maniera ordinata. Parasubordinato.
In posta è entrato per riscuotere, il signor Ligio Gel "quello col gel" fa il capo per un'azienda di gel con la sua capa, aveva il numerino P2, era secondo e voleva passare per prima, chissa cosa ha in capa quello la, a con lacca. Anzi gel.
Oggi è andato a lavoro il Signor Impiegato Orazio dello Spazio e si è portato, i problemi di famiglia, " alla moglie Orazia Colsenter, gli è arrivato un'avviso di garanzia diceva; ti garantiamo che rischi la fame con il tuo stipendio". il SIOS "Signor Impiegato Orazio dello Spazio" ha pensato di andare al parlamento inveire e accusare la magistratura su tutti i giornali, telegiornali e riviste; ma poi non l'ha fatto, ha pensato, (perchè pensa prima di fare) io non l'ho faccio i problemi familiari vanno lasciati a casa, il mio lavoro è il mio lavoro ed è altruista non politico.
SUVVIA SI DIVIDA LA TORTA DEL TORTO
La fetta più grossa alla città che agevola potenti e ricchi e umilia beboli e poveri. Sull'autobus e sul tram non ci sono le cinture di sicurezza nè il posto a sedere, spesso neanche uno spazio in piedi. Gli autisti di tutti i tipi quando vedono che qualcuno che sta commettendo un'infrazione, accellerano intimando l'incidente, suonano il clacson con insistenza e insultano. I vigili non esistono per agevolare, ma per multare. Non ci sono più parcheggi regolari: o sul marciapiede o a pagamento. Io signor Impiegato Orazio dello Spazio vi racconto che una volta un autobus ha accellerato mentre stavo attraversando la strada non sulle strisce pedonali. Suvvia gli autisti delle auto piccole sono pericolosi, quelli dei suv più pericolosi quelli degli autobus più pericolosi, quelli dei tram "jumbo" ancora più pericolosi, quelli dei camion, quelli delle navi, delle navette, delle navone... tutti inquiniamo alla ricerca di soldi soldi soldi tanti soldi che sono i più pericolosi in soldoni. Tramvia.